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Vittorio Pozzo

La faccia di Vittorio Pozzo

Vittorio Pozzo (Torino, 2 marzo 1886 – Torino, 21 dicembre 1968) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano. È stato commissario tecnico della nazionale italiana negli anni trenta e quaranta del secolo scorso, nonché l'unico allenatore capace di vincere per due volte e consecutivamente il campionato del mondo. Sulla sua prima vittoria nella Coppa Rimet del 1934 Rai Uno ha prodotto nel 1990 il film Il colore della vittoria.

CarrieraModifica

Vittorio Pozzo nacque da una famiglia di origini biellesi, precisamente di Ponderano e di modeste condizioni economiche. Frequentò il Liceo Cavour a Torino, la sua città natale; in seguito studiò lingue e giocò a calcio in Francia, Svizzera ed Inghilterra, amando particolarmente quest'ultimo paese e cercando di carpire e far suoi i segreti del calcio albionico. Da calciatore militò nella squadra elvetica dei Grasshoppers (anni 1905-1906), che lasciò per tornare nella sua Torino, dove contribuì a fondare il Torino Football Club, squadra nella quale militò per cinque stagioni, sino al ritiro dall'attività agonistica, nel 1911, e di cui fu direttore tecnico dal 1912 al 1922. Terminati gli studi, entrò alla Pirelli, dove divenne dirigente, incarico che lascerà per assumere quello di commissario unico della nazionale italiana, accettandolo con l'unica e singolare condizione di non essere retribuito. Pozzo venne nominato per la prima volta commissario unico (o commissario tecnico che dir si voglia) della nazionale di calcio in occasione delle olimpiadi di Stoccolma, nel giugno 1912: era l'esordio assoluto per una selezione italiana in una competizione ufficiale. La squadra venne eliminata al primo turno perdendo 3-2 con la Finlandia dopo i tempi supplementari. Pozzo si dimise e tornò a lavorare alla Pirelli; la nazionale ritornò nelle mani della cosiddetta "commissione tecnica", un curioso comitato variamente composto da dirigenti federali, arbitri, calciatori, ex calciatori, allenatori e giornalisti. In tutto il suo primo periodo la nazionale fu guidata da questo gruppo eterogeneo di composizione variabile: Pozzo fu di fatto la sola persona a rivestire il ruolo di commissario unico sino agli anni sessanta, con le brevi eccezioni di Augusto Rangone (1925-1928) e Carlo Carcano (1928-1929). Pozzo prese parte alla Prima guerra mondiale in veste di tenente degli Alpini. Questa esperienza lo segnò profondamente: ne trasse un'esperienza di rigore morale ed educazione alla modestia e all'essenzialità spartana della vita di trincea che applicò costantemente ai rapporti umani e alla professione sportiva. Nel 1921, Pozzo fu incaricato dalla Federcalcio di studiare una soluzione di compromesso alle tensioni tra le grandi squadre e le società minori perché le prime ritenevano che il numero di partecipanti al campionato andasse ridotto. La mediazione di Pozzo fallì e la crisi sfociò nella scissione tra la FIGC e la CCI, rientrata comunque l'anno seguente. Nel 1924, in occasione delle olimpiadi parigine, Pozzo venne nuovamente nominato commissario unico. Questa volta gli azzurri riuscirono ad arrivare ai quarti, dove vennero battuti per 2 a 1 dalla Svizzera. Anche in seguito a questa sconfitta Vittorio Pozzo si dimise e tornò a dedicarsi al suo lavoro e alla moglie, che poco tempo dopo perderà per una malattia incurabile. Dopo la scomparsa della moglie, Pozzo si trasferì a Milano, dove al suo lavoro in Pirelli, affiancò quello di giornalista per La Stampa di Torino, che continuò quasi sino alla morte.